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L’intervista

di M. Fraccari

Come associ il tuo attivismo e la scelta di essere vegan?

Io sono una vegan felice! Sono felice perché è una scelta non dettata da sentimenti di condanna, giudizio o protesta; amo profondamente il fatto di essere vegan: in questo modo aiuto a fermare le sofferenze degli animali, a fermare la deforestazione, a fermare la sottrazione di zone incontaminate per far posto ai pascoli, risparmio energia e acqua, rispetto il mio corpo e lo mantengo in salute. C’ è un incredibile mole di informazioni che provano che la dipendenza dagli animali e dai prodotti animali porta al cancro, a disturbi cardiaci, alla deforestazione, all’inquinamento dell’acqua e dell’aria, all’estrazione di preziose risorse e a tante pratiche orrende.E’ una questione di scelte e tutte le nostre scelte sono uno dei modi più straordinari per esprimere il nostro potere. Essere attivisti vuol dire riconoscere che il potere che deriva dalle nostre scelte significa responsabilità. Ogni scelta che facciamo, sia che scegliamo di fare qualcosa o di non fare niente, ha un impatto sul mondo. Siamo tutti attivisti.

Tutti possono essere vegan?

Assolutamente sì. Vegan è un termine che non definisce solamente un modo di mangiare, ma implica un modo di vivere e di approcciare il luogo in cui viviamo.Riconosco per esempio che per chi vive in Alaska o in generale in zone in cui non è possibile coltivare frutta e verdura, essere vegan può significare un modo più gentile di trattare la Terra, cercando di limitare al minimo l’impatto globale. L’importazione infatti a volte può essere distruttiva. Esiste gente che afferma di essere vegan e poi acquista frutta che impiega giorni ad arrivare, importata dall’altro capo del mondo. Per alcune persone è materialmente impossibile, ma se è possibile avere accesso facile a frutta e verdura, più ne mangiamo e meno scegliamo animali o prodotti animali, più leggera sarà l’impronta che lasciamo sul nostro corpo, sul nostro pianeta, sui nostri figli e il loro futuro.

Cosa diresti per convincere una persona a diventare vegan?

Non cerco mai di convincere nessuno ma, senza giudicare, cerco di incoraggiare le persone. Uno dei modi migliori per stimolare la curiosità delle persone verso diete vegetariane o vegan è cucinare per loro. Io adoro condividere il cibo con altre persone. Quando siamo invitati a provare, allora la nostra curiosità ci stimola ad agire e a provare. Quando, invece, ci giudicano e tentano di imporci qualcosa, allora istintivamente ce ne allontaniamo. E l’atteggiamento positivo ci aiuta anche a focalizzarci di più sui sapori. Una delle cosa più belle che mi sono successe diventando vegan è stato constatare come i sapori si sono accentuati. Nel momento in cui ho scelto di non mangiare più animali, una buona parte della vita che c’è dentro di me, incluso il senso del gusto, è letteralmente esplosa.

Essere vegan oggi è considerata una scelta alternativa.

Proprio così, ed è una definizione che viene comunemente associata anche ad altri aspetti della nostra società, come i materiali e i prodotti riciclati, l’energia solare ed eolica, il biodiesel, il commercio equo-solidale. Non è giusto. Perché tutto ciò che fa bene al nostro corpo, alle nostre comunità, al nostro pianeta deve essere definito “un’alternativa”? Un’alternativa a cosa? Perché tutto cio che ci fa male, che è iper manipolato, iper colorato è accettato e il cibo biologico è un’alternativa che solo alcuni privilegiati possono permettersi?Tutti meritiamo del cibo sano e un pianeta sano, e non per la nostra razza cultura, colore, religione o genere, ma proprio in ragione di tutte queste cose.Quello che è considerato “di moda” e “giusto” nella nostra società è assolutamente distruttivo e per questo credo che sia necessario ridefinire ciò che è giusto ed eliminare la parola “alternativa”. Essere vegan oggi non è un’alternativa, è una soluzione. In un mondo pieno di problemi spesso ci dimentichiamo che viviamo anche in un mondo pieno di soluzioni. E una di queste dipende certamente dalle nostre scelte alimentari.

 

 

 

La storia

La vicenda che l’ha resa nota in tutto il mondo risale al 1997 ed è ancora oggi ricordata come uno dei più straordinari atti di difesa del patrimonio forestale mondiale.

Il 10 dicembre 1997, infatti, Julia Hill, allora semplice ragazza di 23 anni originaria dell’Arkansas, salì su Luna, una sequoia di 1000 anni nell'antica foresta di Headwaters in California, dichiarando che non ne sarebbe scesa fino a quando la compagnia che aveva deciso il suo abbattimento non si fosse ritirata da tale proposito.L'azienda in questione era la Pacific Lumber's, la più potente industria americana del settore. L'area circostante Luna era stata infatti quasi totalmente disboscata e, dal momento che niente era rimasto a trattenere il terreno, una significativa parte della montagna era franata sulla cittadina di Stafford, spazzando via molte case.

738 giorni passati su una piccola e traballante piattaforma a 60 metri dal suolo, costantemente esposta agli attacchi che la Pacific Lumber's sferrava contro di lei. Ha vissuto in balia di tempeste violentissime, tormentata dal dubbio, dalla fame, dal freddo, dalla solitudine e dal dolore di assistere alla distruzione di una foresta antichissima.Julia non aveva mai pensato di poter diventare il simbolo del movimento ambientalista mondiale. Quando per la prima volta salì su Luna, non aveva modo di conoscere e prevedere le condizioni meteorologiche in cui si sarebbe venuta a trovare, né gli attacchi che lei e la sua causa avrebbero dovuto subire. Non poteva prevedere il profondo dolore di essere testimone del tentativo di distruggere una delle ultime antiche foreste rimaste, né poteva anticipare l'incredibile e straordinaria lezione di vita che Luna le avrebbe impartito. Non aveva idea della solitudine che avrebbe dovuto affrontare né che i suoi piedi non avrebbero toccato il suolo per oltre due anni.

Julia scese dall'albero solo dopo aver vinto la sua battaglia, il 18 dicembre 1999. Oggi Julia Butterfly Hill è una donna di 32 anni ed è considerata uno dei personaggi più autorevoli nel panorama ambientale internazionale.

Conosciuta in tutto il mondo, Julia è costantemente impegnata non solo sul fronte dell’attivismo ambientale ma, attraverso l’Associazione che ha fondato (Circle of Life), opera in difesa dei diritti umani, della giustizia sociale, delle comunità locali. E’ autrice di due libri: il best seller “La ragazza sull’albero” e “Ognuno può fare la differenza” (Ed. Corbaccio).

 

 

 

 

 

 

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